Storia del profumo/2

Nel Medio Evo l’utilizzo personale del profumo subì una battuta d’arresto legata all’ortodossia cristiana che ne impose un utilizzato soprattutto in ambito sacro.

Con il Rinascimento riprese quota anche l’utilizzo del profumo. Fondamentale fu il ruolo di Caterina De Medici che portò con sé in Francia alla corte del marito Enrico II, Renato Bianco, il suo profumiere personale. Da lui scoprì che il profumo conferiva un aroma gradevole ai suoi guanti in cuoio e questo diede grande impulso alla lavorazione artigianale del cuoio e alla produzione di profumo.

All’inizio del ‘700 Giovanni Maria Farina realizzò l’Acqua di Colonia, una fragranza che si differenziava dai profumi che andavano per la maggiore all’epoca per la sua delicatezza e leggera, ed è il più antico profumo ancora oggi in uso.

Durante il regno di Luigi XV il profumo raggiunse il massimo rilievo, la sua corte è nota come la “corte profumata”. Il re pretendeva infatti che ogni giorno i suoi appartamenti fossero profumati con fragranze sempre diverse.

Nel 1800 a Grasse iniziò la produzione e vendita di profumi in serie. Fino ad allora infatti i profumi venivano realizzati a richiesta. Con la scoperta degli aldeidi sintetici esplose la varietà produttiva, consentendo una moltiplicazione esponenziale di combinazioni tra elementi naturali e chimici.

Il primo profumo che introdusse gli aldeidi fu l’intramontabile Chanel n°5 di Coco Chanel

Coco Chanel

Fu l’esposizione universale del 1900 a decretare il successo del profumo su larga scala: nacque di fatto la profumeria moderna. Da quel momento in poi il profumo viene considerato una produzione originale che molto si avvicina a una vera e propria creazione artistica, diventando qualcosa di sempre più esclusivo e “griffata” dai più importanti stilisti dell’alta moda.

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